KUNG FU

La terminologia

Con “ Kung Fu ” oggi comunemente intendiamo indicare il grande insieme degli stili marziali tradizionali cinesi. E’ tuttavia un’indicazione recente. Vediamone in dettaglio il senso e le varie denominazioni.

Il termine Kung Fu /Gong Fu deriva da un ideogramma che associa diversi campi semantici, perciò l’interpretazione non può essere che articolata. I singoli componenti, presi alla lettera, indicano, rispettivamente Kung “sacrificio, duro lavoro, fatica con sudore, attività svolta con perizia e maestria” e Fu “uomo, tigre”. Insieme definiscono un ambito che potrebbe tradursi come “uomo lavoratore, adepto, uomo che vuol conseguire il successo, sforzo umano, arte da sudare, arte che si conquista con fatica” ; dunque Kung Fu indica un duro lavoro ed il merito che ne consegue, cioè tanto la pratica quanto il risultato raggiunto. E’ comunemente usato in vari campi, là dove è richiesto un grande sacrificio e grande volontà per ottenere un risultato, ad esempio in campo medico, musicale o nella pittura e via dicendo, insomma indica il “saper fare” esperto di persone che nel “gesto” sanno infondere un eccellente e armoniosa destrezza.

Perciò, per restringere meglio il campo alle sole discipline marziali, in tempi recenti alla parola Kung Fu è stato aggiunto il termine Wu Shu  (o Kuo Shu) che significa  “esercizio fisico”: è, infatti, componendo uno di questi due termini con il precedente che si ha la denominazione Kung Fu Wu Shu / Kung Fu Kuo Shu (quest’ultima prevalentemente usata in Cina Popolare).

Bisogna però specificare che con Kung Fu Wu Shu intendiamo indicare l’insieme degli stili da combattimento cinesi escludendo quelli moderni codificati da un comitato sportivo cinese nella metà del secolo scorso; tra questi ultimi va inserito infatti anche quello rappresentato oggi dai cosiddetti “monaci” Shaolin, che si esibiscono ovunque in giro per il mondo. Questa branca è identificata con il solo termine Wu Shu, in quanto si tratta di ginnasti che prendono spunto dal bagaglio tecnico del Kung Fu tradizionale (o Kung Fu Wu Shu) per creare le loro forme coreografiche

IL KUNG FU TRADIZIONALE
Quadri di riferimento

Nel tempo, l’Arte marziale ha avuto in Cina miriadi di evoluzioni e trasformazioni, assumendo quindi nomi differenti, quali ad esempio: Chuan Fa (movimento del pugno; è il termine più antico); Quan Shu (boxe cinese); Kong Shou (mano vuota); Chang Kuo Chang (abilità nella boxe cinese). Essendo la situazione generale dell’Arte marziale cinese estremamente complessa e variegata, affidata com’era, secondo tradizione, alla trasmissione diretta e segreta, oggi, per semplificare, con il nome collettivo Kung Fu si vuole praticamente indicare l’insieme dei numerosi stili di combattimento sviluppatisi in Cina. A differenza delle altre arti marziali, il Kung Fu non ha un vero e proprio fondatore, in quanto è un insieme complesso e poco definito di tradizioni, di stili e di metodi di combattimento, nati ed elaborati in ambienti e periodi storici diversi. Possiamo però tracciare uno schema a grandi linee.

Quattro sono gli ambienti fondamentali dove possono essere ricercate le origini dei vari stili di Kung Fu: 1) Contadini 2) Esercito 3) Monasteri 4) Eremiti. In ciascuno di questi ambienti il Kung Fu ha avuto uno sviluppo differente, a seconda degli scopi per i quali veniva impiegato.
I contadini lo praticavano per la salute del corpo e per difendersi dalle razzie di briganti, dagli attacchi di belve ed, in certe epoche storiche, anche dalle devastazioni  degli stessi soldati imperiali. Si deve ai contadini l’introduzione di metodi di combattimento che usano utensili agricoli come armi. I soldati, a loro volta, svilupparono il combattimento marziale per scopi bellici, esaltando soprattutto la disciplina che tale pratica comporta: gli insegnamenti del Kung Fu  servivano a rafforzare lo spirito del guerriero. Nei monasteri, il punto di partenza fu prettamente spirituale e solo in un secondo tempo il Kung Fu  venne sviluppato come arte da difesa. Troviamo  in questi ambienti le più alte espressioni di unione rappresentativa tra filosofia, religione e movimento del corpo. Ultimo, ma ugualmente fondamentale, l’apporto di eremiti o Maestri, che hanno contribuito allo sviluppo dell’arte da combattimento e della filosofia.

Molte sono le teorie  che, nel corso dei secoli, hanno influenzato il Kung Fu. Una teoria di riferimento fondamentale è quella espressa dall’opposizione/alternanza di Yin e Yang, emblemi compresenti che presiedono alla classificazione “polarizzata” di tutte le cose: Yang = positivo, luce, giorno, sole, pace, maschile, espansione, attività ecc.; Yin = negativo, buio, notte, luna, guerra, femminile, contrazione,ricettività ecc. Essi sono quindi elementi opposti che si completano tra di loro, senza mai escludersi: da ciò deriva il concetto di equilibrio degli opposti. Questa caratteristica è ben presente nell’emblema del Tao,  cioè nel simbolo della vita, il modo per cui tutto esiste così com’è: si può notare come nel campo Yang esiste una parte Yin, e viceversa. In questo modo si suggerisce l’idea che non esiste nulla di totalmente  positivo o di totalmente negativo. Il cerchio, la figura perfetta, è attraversato da una linea a forma di “S” che rende l’idea del fluire dei due elementi che sembrano rincorrersi.
Altre teorie hanno influenzato le arti marziali cinesi; le più importanti sono sono quella contenuta ne I Ching (Libro dei mutamenti), la filosofia dei 5 elementi (per ulteriori approfondimenti su entrambe, v. quanto detto sotto Tai Chi).

CENNI DI STORIA

Bisogna partire da un dato di fatto: esistono molteplici versioni mitiche e leggende sull'origine delle arti marziali cinesi, sviluppatesi in luoghi e periodi molto diversi tra loro; è quindi, molto difficile essere precisi su date o sui nomi di coloro che le crearono; inoltre, non esistono testi completi di “storia” cinese, bisogna rifarsi a frammenti o a scritti di epoche più recenti, che riportano notizie sugli avvenimenti passati.

imperatoreLe prime rappresentazioni artistiche di uomini in posa marziale risalgono al periodo preistorico (oltre 5000 anni fa). Di sicuro, le origini del Kung Fu sono molto antiche. Huang Ti, soprannominato l’ Imperatore Giallo, è una figura mitica che si suole collocare intorno al terzo millennio a.C.; egli avrebbe personalmente messo a punto un sistema di combattimento chiamato Go Ti che vedeva di fronte due avversari, uno munito di un elmo con corna metalliche e l’altro a capo scoperto. Il combattente senza elmo doveva parare gli assalti dell’avversario e a sua volta contrattaccava cercando di metterlo fuori combattimento. La caratteristica fondamentale di questo metodo era la corta distanza tra i due contendenti, che si trovavano a combattere corpo a corpo.

sun tsuDurante la dinastia dei Chou (XI - III secolo a.C.), visse Confucio (VI - V sec. a.C.), che esortava i giovani a praticare, insieme agli esercizi spirituali e allo studio, anche arti marziali denominate Wu I oppure Chi Chi. Sempre nel corso di questa dinastia (tra V e III secolo a.C., periodo detto degli "Stati Combattenti", in cui la Cina era divisa in diversi stati), visse Sun Tzu (Maestro Sun), autore de "L'arte della guerra", testo fondamentale per l’arte marziale cinese. Si narra inoltre che, sempre nel periodo degli Stati Combattenti, vi fossero Otto Immortali, i leggendari “ubriachi” del taoismo, cavalieri erranti mercenari, esperti di arti marziali, che agivano con estrema decisione ma anche con sincerità ed onestà, detti Yu Hsieh. Le Arti Marziali progredirono proprio grazie a queste figure eroiche.

huo/huaDurante la dinastia Han (220 a.C.– 220 d.C.) con il grande maestro Kwook Yee / Kwook I nacque il primo stile moderno di Kung Fu, chiamato Chang Chang Shu/Shou, metodo della “Lunga Mano”, per la sua caratteristica di combattere non più a corpo a corpo ma con una boxe di calci e pugni, con tecniche lunge di spalla e di anca, e posizioni basse. Altri stili importanti di questo periodo furono anche il Chuei Ti,  un  tipo di lotta corpo a  corpo,  lo Shou Pa/Shui Po, una scherma di braccia e gambe, ed il Tao Ying, una ginnastica interna terapeutica molto importante, usata ancora ai nostri giorni. Sempre durante la dinastia Han visse un Maestro, noto come Huo/Hua To; costui avrebbe messo a punto una serie di esercizi ispirati ai movimenti della Tigre, del Drago, della Scimmia, dell’Aquila e del Cervo. Hua To raccolse il suo saper in un manuale, noto come Wu Qing Xi. Sembra, inoltre, che egli già praticasse operazioni chirurgiche e che avesse creato un  sistema  di anestesia  medica  o in ogni  caso avesse contribuito  in modo  rilevante  al  suo  sviluppo.

ta moAttorno al 520 d.C., durante la dinastia Liang, troviamo una grandissima figura (mitica?), un personaggio chiave, fondamentale sia per il suo apporto alle arti da combattimento che per il suo contributo alla conoscenza del buddismo in Cina. Sulla vita di questo personaggio esistono numerose leggende, che gli attribuiscono doti straordinarie e capacità impensate. Conosciuto con il nome di Ta Mo in cinese, Bodhidharma in indiano e  Daruma in giapponese, egli era figlio di un re indiano di nome Sugandha, ed allievo del grande maestro Prajnatra da cui apprese le arti da combattimento indiano, la filosofia e la religione buddista. Fu costretto, a causa delle persecuzioni contro i seguaci di Buddha, ad intraprendere un lungo viaggio verso la Cina, passando attraverso le montagne del Tibet. In Cina si scontrò con l’imperatore Liang Wu Ti . Scacciato dal regno, Ta Mo errò ancora per la Cina, fino a giungere al monastero di Shaolin (“Giovane Bosco”), nella regione dell’Honnan. Qui i monaci si dedicavano alla meditazione, nella quale avevano raggiunto livelli altissimi, trascurando però completamente l’esercizio fisico. Ta Mo insegnò loro prima gli esercizi di ginnastica da lui imparati in India, poi le tecniche di combattimento. Ta Mo è inoltre considerato il portatore del Buddismo Mahayana in Cina, dove prenderà il nome di Chan (dal termine sanscrito dhyana = meditazione; dal Chan cinese deriverà lo Zen giapponese). Il principio su cui si basava la sua dottrina era l’unione dello spirito con il corpo. Grazie ai suoi insegnamenti, i monaci Shaolin divennero abili combattenti e svilupparono numerosi sistemi di combattimento, per la maggior parte basati sullo studio degli animali.

Tra l’anno 840 e l’anno 846, dopo una riunione di imperatori, venne deciso di attaccare i monasteri che nel frattempo si erano moltiplicati e sparsi per tutta la Cina, perché si riteneva che avessero acquistato un potere troppo grande, capace di influenzare le politiche imperiali. Nell’arco di sei anni furono distrutti circa 4500 monasteri, di tutte le religioni. Ne seguì un grave periodo di crisi per discipline ed arti di ogni genere. In quell’occasione fu distrutto anche il monastero Shaolin della regione del Fukkien, che era il più grande monastero Shaolin del Sud della Cina. Solo il monastero Shaolin  dell’Honnan  resistette agli attacchi dei soldati imperiali e potè  continuare i suoi studi.

tempio shaolinNei secoli successivi nacquero altri metodi di combattimento, che andranno ad arricchire ulteriormente il numero dei sistemi già esistenti. Un momento fondamentale è stato, intorno al 1550 d. C., il periodo dell’Unificazione degli stili dei vari animali che fino a quel momento erano stati studiati separatamente: i circa trenta metodi precedenti furono ridotti a soli cinque animali, con opportuni accorpamenti ed eliminazione delle ridondanze: Tigre, Drago, Gru, Leopardo, Serpente. Nasce così quella che conosciamo come l’Arte di Shaolin.

scuole mingAnno cruciale è il 1642, anno della totale distruzione del tempio di Shaolin per opera dei Manchu con a capo l’imperatore K’ang Hsi; la loro invasione portò alla caduta dei Ming ed allo stabilizzarsi della dinastia Ch’ing. Uno dei motivi principali della distruzione del tempio fu proprio l’atteggiamento lealista dei monaci, i quali offrivano spesso ospitalità e rifugio anche a chi era considerato, dal potere dominante, come fuorilegge, oltre al fatto che il monastero era diventato una vera e propria fortezza, sia per la sua postazione strategica,  che per la grande abilità di lotta e di difesa dei monaci che lo abitavano. Dopo la distruzione, gruppi di simpatizzanti, fedeli alla vecchia dinastia, con a capo i monaci scampati dalla distruzione, alcuni dei quali sono  ricordati con il loro nome: Nui Mg, Miu Hin, Fong Sai Yuk, Miu Tsui Fa, Luk Ha Choi, si riunirono e formarono delle sette segrete, conosciute con il nome di “Scuole Ming (Triade, Loto Bianco, ed altre); scuole mingin queste sette l’allenamento paramilitare, con lo scopo dichiarato di addestrare il popolo per una sollevazione contro i Ching, determinò presto il fiorire di nuovi sistemi di lotta, che andranno ad arricchire l’arte del Kung Fu di Shaolin. Questo perché i monaci scampati alla strage presero la consapevole decisione di divulgare il Kung Fu, per educare il popolo a difendersi ed incitarlo alla rivolta: è questa la fase della  prima divulgazione delle arti marziali cinesi, che fino a quel momento erano state tenute quasi del tutto segrete. Di conseguenza nacquero, intorno al XVIII secolo, le altre principali scuole di Kung Fu.

repubblica popolareIl Kung Fu fu a lungo perseguitato nella Repubblica popolare cinese, perché ritenuto espressione di una cultura retrograda e pericolosa per il regime; pertanto, un buon numero di maestri scappò a Taiwan, aprendo la divulgazione anche agli occidentali. La repressione si inasprì particolarmente nel periodo della Rivoluzione Culturale: le guardie rosse, legate alla banda dei quattro, cercarono letteralmente di distruggere i vari stili di Kung Fu. Specialmente le scuole più "esoteriche" rischiarono di essere cancellate, in quanto erano viste come un retaggio dell'epoca imperiale, e considerate estremamente sovversive; esse sopravvissero di nascosto, ai margini della legalità, laddove non furono inglobate in quel vasto movimento di revisione che tendeva a porre le arti tradizionali, svuotate del loro aspetto marziale, sotto il controllo diretto del governo, con la creazione del moderno Wu Shu, inteso proprio come attività puramente sportiva, controllata e coordinata da un organismo centrale. In quel periodo molti film si girarono sulle arti marziali orientali, ma erano assai più conosciute quelle giapponesi, derivate comunque da quelle cinesi. Solo con Bruce Lee gli stili di lotta cinesi sono stati portati all’attenzione dell’Occidente, aprendosi ad una divulgazione di massa.

 

I GRADI NEL KUNG FU TRADIZIONALE

Le cinture colorate, molto in voga oggi, non erano assolutamente usate dalle antiche scuole; questo perché non esistevano combattimenti agonistici, nei quali invece le cinture sono indispensabili per distinguere i praticanti di vari livelli. Anticamente il Kung Fu veniva praticato in casa, nell’ambito familiare, non era quindi necessario al padre far indossare una cintura colorata per sapere quale fosse la preparazione del figlio. Notiamo, infatti, che i gradi del Kung Fu derivano anche nella terminologia dalla gerarchia familiare, di stampo confuciano, dove il maestro era il padre e gli allievi erano i figli o i  parenti.

I gradi sono 10 e vanno in ordine crescente; vi sono sei termini gerarchici che contraddistinguono tali livelli: ogni termine comprende due gradi, solo il primo ed il decimo hanno un’unica denominazione.

SI DAI  1° =  principiante
TOE DAI 2° 3° =  allievo
SI HISIN 4° 5° =  allievo avanzato, fratello
SI SOOK 6° 7° =  allievo esperto, allievo istruttore, figlio
SI BAK 8° 9° =  istruttore
SI FU  10° =  Maestro, padre

Molto importante è il quinto grado, che separa il livello inferiore da quello superiore; superato tale grado, il praticante diventa “figlio di sangue” della scuola, contraddistinto da una fascia rossa che gli conferisce il diritto-dovere di difendere l’onore della scuola anche in un combattimento mortale. Il grado di Si Bak (ottavo) è considerato il grado di istruttore. Il decimo grado è quello di Maestro. Il grado di Si Gong/Jong è considerato superiore al decimo e viene dato al fondatore di uno stile, gerarchicamente è il nonno (grande Maestro).

L’indumento usato per gli allenamenti si chiama Yishang o Yifu; deve essere completamente di colore nero fino al completamento del settimo grado. Con l’acquisizione dell’ottavo grado sono concessi dei risvolti di colore bianco alle maniche della giacca; al nono grado si possono portare pantaloni bianchi e giacca nera o viceversa. Solo al decimo grado è concesso vestire Yishang di colore diverso dal bianco e dal nero.