DA DONNA A DONNA:
una lezione di adattabilità, pragmatismo e riscatto

Le Arti marziali sono, nel nostro Occidente, genericamente, e ottusamente, ritenute prerogativa maschile ed espressione di mascolinità. Non così astutamente, in Oriente, dove da sempre è noto che apparenza non è essenza, dove, da sempre, il grasso (grande Chi, il Buddha!) vince il magro, il vecchio (gran peso dell'esperire e oculata espansione del Chi, longevità taoista!) deride il giovane, e dove la via è indicata dall'acqua che umilmente si adatta, dilavando la roccia. I nostri ancestrali greci e latini questo già l'avevano compreso, ma noi siamo ormai diventati altro...

XVI - XVII secolo, Cina del Nord. I Manchu, popolazione "barbara" rozza e feroce, estranea al puro "popolo celeste" preme alle frontiere. La gloriosa dinastia Ming, raffinata e splendida, è in fastoso declino: un momento di passaggio, un grande tramonto.

Nel monastero Shaolin dell'Honnan i monaci guerrieri si preparano alla lotta, si oppongono ai ripetuti attacchi, offrono un luminoso esempio, sono il faro della resistenza. Nonostante le perdite, il monastero ancora non vacilla. Tuttavia, l'impatto è molto duro, le previsioni sono, alla lunga, incerte; si ritiene necessario incrementare il numero dei combattenti: la quantità per la qualità come sempre tragico scambio.

Fu quindi reso assai più agevole l'ingresso al monastero, da sempre sottoposto a regole severe, a sequenze preordinate di umiliazione, di abusi, soprusi, disinganni, periodo in apparenza feroce ed invece fecondo per sondare determinazione, tempra e carattere, valenza fisica e spirituale degli aspiranti novizi, troppo spesso guidati solo dalla disperazione, dalla fame, dalla mancanza di alternative. Si sottolineava, attraverso la sopportazione ed il superamento delle prove, il valore totale di una scelta, e si marcava per sempre il dentro e il fuori. E Shaolin era stato, fino ad allora, davvero un mondo a parte.

Ma adesso, con i "barbari alle porte" e la scusa dell'urgenza, tolte di mezzo le molte insidiose prove, abbreviata, fino allo svuotamento, la lunga e dolorosa trafila dell'iniziazione, vi furono delle infiltrazioni e delle crepe nel saldo tessuto del monastero. Forse nemici nascosti, addestrati tra i monaci, forse lo spirito assai più fragile di alcuni, forse l'assenza dei forti (si dice che alcuni monaci fossero in missione), o forse il presentimento e la scusa della decadenza e del declino (analogie della storia e vecchi topoi!), alcuni traditori, di notte, aprirono le porte... I soldati manchu, pare 4000, con l'inganno trucidarono inservienti e monaci, in una notte di strage che rimase fissa nella memoria storica della Cina intera. Shaolin bruciò i monaci perirono, non tutti, però Attraverso segreti passaggi, disseminati di trappole note solo ai monaci avanzati, alcuni (sei o nove, secondo la tradizione) scamparono all'eccidio, portando altrove lo spirito di Shaolin, in attesa di una nuova occasione...

wing chunTra i sopravvissuti, una donna: Nui Mg (o Mui Ng), una monaca guerriera, addestrata dal grande Ti Shin Chin (o Ti Sin Sin/Ti Chi Shin), anche lui sfuggito alla strage. Alle spalle, un mondo in fiamme. I monaci si separarono per sfuggire alla caccia dei Manchu, si dispersero, con l'obiettivo di organizzare poi la resistenza. Nui Mg si diresse in un'altra zona del Nord, il Wutan: proprio tra i monti di questa regione nacquero, secondo la tradizione, molti stili di Kung Fu. E qui, inattaccabile, su un monte, sorgeva il monastero buddista di Leung Shoy, dedicato esclusivamente, al contrario di Shaolin, alla meditazione. Nui Mg troppo aveva visto, in lei abitava ormai l'eco del tradimento e della strage, era stanca e sola, cercava pace... eppure era consapevole del pericolo: i nemici avevano appreso molto da Shaolin, erano quindi una minaccia incombente, fantasmi terribilmente reali, anche tra i monti del Wutan. Perciò la monaca decise, partendo dalle conoscenze acquisite a Shaolin, di studiare un metodo efficace, completamente diverso, che disorientasse i nemici, che fronteggiasse quel mondo dal quale lei stessa proveniva...

wing chunAncora una volta, il microcosmo umano e quello animale trovarono, come sempre in Cina, il giusto rispecchiamento. Nui Mg un giorno vide il combattimento tra una gru ed un serpente, osservò meditò.. La velocità, la finta, l'astuzia, la flessibilità agile del serpente, l'immediatezza rapida e sinuosa nello scatto di tutto il suo corpo, l'impressionante scioltezza; e poi, i movimenti rapidi e secchi del becco della gru, improvvisi e micidiali, i colpi dell'ala, a spazzare, ma soprattutto, l'equilibrio perfetto negli spostamenti, con movimenti così lievi, minimi, essenziali da risultare sempre terribilmente pronti e precisi, eseguiti con il minimo sforzo, perciò così immediati, veloci senza vacillare, capaci di schivare con facilità gli attacchi, con il gioco efficace dell'anca per assecondare, e la stabilità magnifica del baricentro, con la prontezza conseguente della guardia,...

Nui Mg era davvero una figlia di Shaolin, abituata da tempo all'analisi sottile del mondo animale, allo studio paziente e profondo dei movimenti e dello spirito dell'animale prescelto, fino a impadronirsi dell'essenza. E in quanto donna, era consapevole della differenza: non le occorreva un metodo duro e potente, basato sulla forza fisica, ma una combinazione efficace di scioltezza, immediatezza, prontezza, velocità il nodo focale stava nella concatenazione rapidissima di tecniche differenti, eseguite secondo un principio ergonomico di risparmio, senza cercare il colpo da K.O. Bisogna sottolineare che il suo studio nasce da un'esigenza precisa, è dettato dall'urgenza della contingenza, deve necessariamente servire allo scopo: combattere Shaolin. Non troviamo quindi, in quello che diventerà il Wing Chun, nessun ulteriore bagaglio simbolico, filosofico, spirituale, come in altre pratiche marziali, ma semplice, immediata, distillata, pragmatica efficacia.

nui mgNui Mg elaborò i principi, ma fu un'altra donna a sviluppare completamente le potenzialità del metodo, a maturarne i frutti, studiandone l'applicazione pratica al combattimento reale, ampliando il bagaglio tecnico e strumentale, creando insomma un vero e proprio stile, che da lei prende il nome. Yim Wing Chun (o Wing Tsun Jim/Kim), cioè "Bella Primavera" era allora una ragazza in una situazione difficile: due anziani genitori, un fratello troppo giovane, una locanda da gestire, situata proprio sulla via che portava a Leung Shoy, dei briganti tutto intorno... Secondo la tradizione, durante una razzia i briganti quasi le uccisero il fratellino. Qualcuno, forse un monaco d passaggio alla locanda, le parlò per caso della nuova, strana donna arrivata al monastero, una monaca ombrosa e solitaria, si diceva forse proveniente dal mitico Shaolin... Yim Wing Chun decise: si recò a Leung Shoy, si offrì aiutante alla monaca. Nui Mg era ormai in età evanzata, sapeva di avere il dovere di trasmettere a qualcuno quello che conosceva, e inoltre, aveva bisogno d'aiuto per applicare e sviluppare ciò che aveva intuito: accettò la ragazza, le insegnò i segreti. Fu un lungo tirocinio, ma la collaborazione si rivelò vitale per entrambe: Yim Wing Chun fu quella diede corpo ai principi, contribuendo al perfezionamento della tecnica, allo sviluppo del metodo. Quando Nui Mg morì il seme era stato gettato, ma mancava ancora qualcosa; così Yim Wing Chun proseguì da sola, onorando ciò che aveva imparato, curando ciò che l'altra le aveva trasmesso, incarnando la promessa e la speranza, il lungo sottile filo che la legava al passato... Non era più la ragazza della locanda, si era trasformata, ora era la custode della rinascita, era davvero Wing Chun la Bella Primavera.

yim wing chunDi Yim Wing Chun si raccontano molte cose, ma una in particolare ci piace ricordare; la donna che sopportò il duro allenamento di Nui Mg ed imparò a combattere gli Shaolin, fu anche quella che sovvertì una vecchia norma sociale e sostenne in combattimento la propria dignità, l'onore e il diritto alla scelta. Infatti, costretta, come da consuetudine, ad un matrimonio combinato e sgradito, affrontò personalmente e vinse il pretendente, rivendicando per sempre la propria libertà. Un suo tipico, micidiale, emblematico colpo pare fosse proprio il Bul Tse, colpo portato agli occhi dell'avveresario con la punta delle dita.

Yim Wing Chun poi scelse, e sposò non a caso, qualcuno alla sua altezza: il grande Hung Nei Kwun, anch'egli fondatore di uno stile, l'Hung Gar; non solo: Hung Nei Kwun era stato allievo di quel Ti Shin Chin che abbiamo già incontrato, il famoso maestro, a Shaolin, di Nui Mg, anche lui scampato alla strage... E così si riannoda compiutamente il filo.

STORIA DELLO STILE

Lo stile, come abbiamo visto, nasce tra il XVI e il XVII secolo, dalla collaborazione tra la monaca Nui Mg e Yim Wing Chun; appartiene alla scuola Wai Chia. Molti elementi della leggenda delle origini del Wing Chun non sono storicamente dimostrabili: come sempre, fatti veri sono stati mescolati a racconti inventati, ed è nata così una lunga tradizione mitica delle origini, che continua ad affascinare.

Yim Wing Chun non fu a lungo sola: il giovane Leung Boc Chao (o Cho/Choy/To/Chau), affascinato da quel modo di combattere, si fece suo allievo. Il contributo di Leung Boc Chao, noto anche come Bak Hoi Pak (la Gru Bianca del Nord, per la sua singolare destrezza negli spostamenti), fu fondamentale e aiutò Yim Wing Chun a completare il lavoro, creando così lo stile che da lei prende il nome, il Wing Chun. Fu Leung Boc Chao ad elaborare le tre forme fondamentali dello stile, forse inizialmene fuse in una sola grande forma, successivamente divisa.

Pur essendo nato nel Nord, lo stile Wing Chun si sviluppò nel Sud, nella regione del Kwan Tung, dove si spostò la famiglia della fondatrice. Come tutti gli stili di Kung Fu, anche questo stile fu tramandato segretamente, in ambito strettamente familiare, per cui non se ne possono seguire con sicerezza gli sviluppi.

Leung Boc Chao trasmise lo stile a Leung Yee Tai, a Sheon Chueon e a Wong Wah Po, che furono i grandi maestri di Wing Chun del sec. XVIII: con loro inizia la diversificazione dello stile, ognuno di loro creò delle personalizzazioni e delle scuole differenti.

Di Sheon Chueon si sa soltanto che, pur essendo un grande maestro, in combatimento si bloccava, non riusciva ad attaccare, ed applicava solo le tecniche di difesa (inizialmente il Wing Chun si fondava sul principio dell'attesa dell'attacco dell'avversario e sull'anticipo della tecnica); poi, per superare i propri limiti, egli codificà sei combinazioni d'attacco estremamente efficienti, studiate ancor oggi. A lui si deve, inoltre, l'introduzione nello stile della tecnica del Gan Sao.
Sheon Chueon
, pur avendo avuto molti allievi, non creò alcun Sifu.

La scuola di Wong Wah Po si chiuse col suo allievo Skong Tong, che era esperto anche nell'Hung Gar, cosa molto rara in quei tempi, in cui vigeva invece la specializzazione in un unico stile; a Skong Tong si deve la codificazione della prima forma Sil Lim Tao in movimento.

La scuola considerata più tradizionale è quella di Leung Yee Tai, figlio di Leung Boc Chao;Mok Yang Chon egli trasmise il suo saper al proprio figlio, Leung Jian. Insieme svilupparono un nuovo tipo di addestramento: il lavoro con il manichino, il Mok Yang Chon, in uso tutt'ora. Si dice però che già Nui Mg si allenasse contro rami di albero, e che forse si sarebbe già costruita un suo Mok Yang Chon. Leung Jian sostenne molti combattimenti, senza mai perdere. A lui si attribuisce la forma Joan Siao.

Alla fine del secolo, dopo che si diffuse la pratica dei combattimenti tra praticanti di Wing Chun e praticanti di Hung Gar, lo stile venne ulteriormente perfezionato, con l'aggiunta del principio dell'arretramento e con nuove tecniche di parata (Gan Sao, Man Sao ecc.)

Nell'Ottocento, il maestro Chan Wah Tsuen, allievo di Leung Jian, apportà altre modifiche (per esempio, nel modo di portare il Bong Sao, col polso in linea invece che piegato, com'era tipico della famiglia Leung), con tecniche basate sulla sua concezione più dura, più "esterna" dello stile; egli lavorò molto sui principi del Lop Sao. Invece Leung Bik, figlio di Leung Jian, si mantenne nell'ambito della purezza tecnica dello stile, secondo la tradizione della famiglia.

yip manNella prima metà del XIX secolo, troviamo due grandi maestri, Look Son Chai, detto anche "Tibia d'acciaio" e Yip Man, noto soprattutto in quanto maestro di Bruce Lee, che poi ripudierà. Yip Man insegnò infatti parte del programma a Bruce Lee, il quale lo fece conoscere all'America degli anni settanta e ne prese spunto per alcune tecniche del suo Jeet Kune Do. Con questi due maestri inizia la divulgazione dell'insegnamento dello stile, limitata però ai soli cinesi, attraverso l'apertura delle prime vere scuole pubbliche di Wing Chun, anche se i livelli più avanzati rimanevano ben controllati, segreti, trasmessi solo ad un piccolo fidato gruppo di allievi scelti. Si dice che entrambi i maestri si recarono nel Fukkien, per apprendere e perfezionare il Wing Chun. Yp Man fu allievo di entrambe le scuole (quella di Chan Wah Tsuen e quella di Leung Bik) e, contrariamente a Look Son Chai, modernizzò e personalizò lo stile, ed insieme lo aprì maggiormente alla divulgazione, insegnando per primo fuori dalla stretta cerchia della famiglia e della setta. Infatti, dopo l'avvento al potere di Mao Zedong, Yip Man, un tempo molto ricco, perse tutti i suoi beni e dovette fuggire nell'isola di Hong Kong, sotto il dominio britannico; lì non avendo altra risorsa che la sua Arte, iniziò ad insegnare professionalmente, creando una grande associazione di Wing Chun che esiste ancora oggi. Egli creò numerosi Sifu; morì ad Hong Kong, nel 1972: con lui termina di fatto l'insegnamento esoterico del Wing Chun. Di lui si dice, tra l'altro, che sapesse sferrare un Jik Tek all'addome da una distanza di soli 30 centimetri! Look Son Chai, mantenne integra la tradizione, sia per quanto concerne il programma che per l'insegnamento, ancora molto chiuso, ristretto a pochi selezionati allievi. Ha insegnato soprattutto nel Sud della Cina, creando pochissimi Sifu. Luk Yu, suo figlio, è considerato uno dei migliori maestri di Wing Chun tradizionale; insegna a Canton ed è attualmente più conosciuto del padre. Per un certo periodo Luk Yu studiò con Yp Man ad Hong Kong.

Tra i Sifu nominati da Yp Man troviamo Tsui Sheon Tin, Sang Tang ed il figlio del grande maestro, Yp Chun. Insegnano tutti ad Hong Kong. Anche il Sifu Chen Chen Fu, che attualmente appartiene all'organizzazione di Leung Ting, è stato allievo di Yp Man.

Tra i maestri di Wing Chun contemporanei, sono da ricordare il Sifu Fung, William Cheon e Leung Ting.

LA TECNICA E I PRINCIPI

Il Wing Chun nasce per fronteggiare gli agili, acrobatici Shaolin, disorientandoli con principi assolutamente diversi. E' stato quindi pensato come stile di combattimento per la corta distanza: mira alla chiusura della misura, all'essenzialità dei movimenti, all'anticipazione della tecnica dell'avversario; tende quindi ad eliminare tutto il superfluo, semplificando e sfrondando azioni spettacolari presenti in altri stili di Kung Fu. Le posizioni sono corte, gli spostamenti avvengono lungo traiettorie brevi e precise, con movimenti molto piccoli e rapidi, lavorando soprattutto con gli arti superiori. Nui Mg, la fondatrice, estrasse l'essenza dello stile dal combattimento tra una gru ed un serpente: da qui due principi, economia di movimento e immediatezza nell'azione. Inoltre, essendo una donna, la monaca puntò su tecniche non espansive, contenute, eseguite in rapidissima sequenza: non potenza, ma velocità sequenziale; non quindi la singola tecnica di sfondamento (anche se tecniche simili sono contemplate nel Wing Chun, vengono comunque portate nel rispetto del principio generale dello stile, e sono considerate del tutto secondarie), ma combinazioni di tecniche incalzanti, che impegnano continuamente l'avversario, impedendogli di riflettere, analizzare, e soprattutto, di riposare. A livelli avanzati, lo stile diventa sempre più morbido e veloce, molto decontratto, tanto da diventare quasi uno stile interno.

Vi sono due settori principali: quello che studia l'intercettazione (An Chou Kai o Lop Sao) e quello che analizza il controllo (An Choy Ch'A Ch'U o Chi Sao, cioè "Mani appiccicose". Il controllo, benchè presente anche in altri stili di Kung Fu, è veramente un principio fondante del Wing Chun, si dice infatti che fosse più antico dell'altro principio. Una volta arrivate a contatto con l'avversario, le braccia del buon praticante di Wing Chun devono seguirlo sempre, non devono staccarsi più. Guardando l'incontro tra due praticanti di Wing Chun, una persona non esperta vede soltanto uno strano intreccio di braccia e talora di gambe, e non riesce ad analizzare esattamente cosa sta avvenendo, tanto l'esecuzione è veloce e continua, con tecniche concatenate. I due principi si compenetrano perfettamente, formando il Kou Sao: nel Wing Chun bisogna sempre mantenere il controllo dell'arto neutralizzato e ciò permette di anticipare, attraverso il contatto e la percezione dei minimi movimenti dell'avversario, l'attacco successivo, intercettando la tecnica sul nascere (anticipo).

Il Wing Chun si muove in linea retta, sempre rivolto all'avversario, mediante azioni di entrata/uscita, con un movimento a zig-zag che dall'esterno può apparire triangolare perchè fa sempre convergere la tecnica al centro: una prima abilità da acquisire è quella di saper combinare l'entrata diretta con lo spostamento laterale. Per sfruttare al massimo le potenzialità di questo tipo di movimento, vennero studiate due sole posizioni, il che rende lo stile apparentemente povero; tuttavia, se combinate ed eseguite con scioltezza e velocità, esse sono sufficienti e molto efficienti. Inoltre, essendo il Wing Chun uno stile nato da un'esigenza cogente e pratica, non deve soddisfare nessun pensiero filosofico preesistente, non ha quindi bisogno di assumere posizioni particolari per esprimere atteggiamenti o rappresentare principi filosofici o simbolici, come invece accade in altri stili; i nomi stessi delle tecniche sono puramente descrittivi, non racchiudono metafore nè significati ulteriori.

Per rendere i movimenti sciolti e veloci è necessario muovere correttamente il bacino, che ruota accompagnando tecniche e spostamenti: è l'anca il vero fulcro, quella che infonde la giusta energia e la giusta contrazione a tutti i principali gruppi muscolari (addominali, glutei, gran dorsale), scaricando nella tecnica la forza piena di tutto il corpo. Bisogna quindi imparare a lavorare su contrazione/decontrazione muscolare, sempre inserendo la corretta respirazione e allenando la coordinazione. La tecnica deve partire sciolta, con tutto il corpo decontratto, e solo al momento finale dell'impatto deve avvenire un'immediata contrazione, che poi deve subito essere abbandonata per guadagnare in prontezza nell'azione successiva. L'impostazione non si scompone mai: braccia e mani lavorano sempre e solo alla larghezza delle spalle, nell'ottica dell'economia dei movimenti e della prontezza nell'azione-reazione, con i gomiti ben chiusi per proteggere il corpo; il busto è sempre verticale, con la colonna dritta ma con incassamento del petto (deve sporgere la settima vertebra cervicale), l'addome in fuori, spinto in basso (l'energia è nel bacino, non nel petto); le ginocchia sono flesse e leggermente convergenti al centro; il baricentro è sempre indietro.

Altra astuzia della monaca fondatrice, fu l'enfasi posta sull'istintività (l'istinto porta l'uomo a mettere le mani là dove sta per essere colpito), istintività che viene nel Wing Chun organizzata, impostata, rafforzata. Le parate di mano (Sao) sono con il palmo aperto, più immediate e quindi più veloci. Inoltre, sono impostate con il principio dello strisciamento, senza opposizione: ciò permette di ridurre notevolmente il dolore dell'impatto e di essere pronti al contrattacco, sfruttando il braccio dell'avversario come un ponte per entrare. Le mani nel Wing Chun lavorano in ogni posizione (palmo interno/esterno, pugno, punta delle dita), tranne che ad artiglio o simile (sostituito e semplificato nel Bul Jee, inizialmente portato senza sovapposizione del medio sull'indice). Anche il pugno (Choy), sempre verticale, è portato senza rotazione del polso: a colpire sono le ultime tre nocche della mano (medio, anulare, mignolo) in modo che la superficie d'impatto sia maggiore e più funzionale; si evitano così tanto il cedimento e la flessione del polso, quanto la torsione tra radio e ulna, che sono invece perfettamente allineati. I pugni vengono portati sempre in velocità in forma continua (Sheng Choy, ovvero "Ruota di pugni". Inoltre, i pugni nel Wing Chun non vengono caricati ai fianchi come negli altri stili, ma di lato ai pettorali, in quanto la fondatrice aveva l'esigenza di proteggere una zona femminile sensibile, quale quella dei seni. Il Wing Chun, essendo uno stile sviluppatosi soprattutto nel Sud, prevede una maggiore attenzione all'uso delle delle tecniche di braccia rispetto a quelle di gamba; bisogna infatti tener presente che è uno stile basato sulla corta distanza, dove l'uso delle braccia risulta più immediato ed istintivo.

I calci (Tek) sono bassi, al massimo medi (colpiscono dalla vita in giù; vengono utilizzati essenzialmente per colpire la gamba d'appoggio dell'avversario, ma anche per anticipare e intercettare le sue tecniche di gamba; infine, i calci possono essere usati come elementi di disturbo. Il Wing Chun prevede un'esecuzione particolare dei calci, in tre tempi invece che in quattro, eliminando la fase del caricamento, sempre con il fine di semplificare e velocizzare i movimenti.

Lo stile prevede un unico tipo di guardia, anch'esso svuotato di ogni significato simbolico, dettato da un'esigenza concreta: il Bi Jon, guardia delle braccia, impostata alta per difendere il busto secondo i 4 "Cancelli del Cielo" ed lo Jor Mah, guardia delle gambe, per difendere il corpo dall'addome in giù controllando le gambe dell'avversario, secondo i "Cancelli della Terra". Insieme essi formano la guardia Joan Sien.

Un altro settore importante dello stile è quello dell'addestramento a schivare i colpi (Chu Kuo). Di solito le schivate sono minime, anche solo di busto, per uscire dalla tecnica dell'avversario rimanendo però sempre vicino al suo corpo, con la possibilità di contrattaccare immediatamente, cogliendo l'avversario scoperto e impreparato. In questo modo la schivata si rivela una tecnica di difesa più efficace della parata. Spesso parata e schivata sono combinate insieme.

Nel Wing Chun grande attenzione è riservata allo studio minuzioso delle tre fasi dell'attacco dell'avversario: la fase iniziale, di crescita della tecnica, la fase intermedia dell'espansione, e quella finale dell'impatto, quando si scarica l'energia. Per fronteggiarle, si usano: nella prima, l'anticipo; in quella intermedia l'intercettazione; in quella finale la parata e il contrattacco (principio Fanji Ouda Sao). Alcuni considerano la corta distanza un punto debole di un combattente, quindi credono che il Wing Chun sia meno agguerrito, competitivo ed efficace di altri stili di Kung Fu, molto più duri e "ballerini" grave errore di valutazione! Per portare una tecnica, bisogna necessariamente avvicinarsi... L'attende tranquillo il praticante di Wing Chun, più umile, apparentemente dimesso, poco acrobatico e meno impressionante, ma nei fatti terribilmente pronto e micidiale... Negli Stati Uniti il Wing Chun, per la sua immediatezza, è considerato uno "stile da strada" (street fighting), intendendo la sua utilità pratica in uno scontro imprevisto. Non per niente un grande come Bruce Lee, benchè condisse il suo Kung Fu anche di altri elementi, più spettacolari e più utili alla divulgazione e alla scena, secondo il suo pragmatico principio Jeet Kune Do, aveva comunque nel Wing Chun la propria solida base tecnica e la propria matrice.

Infine, per le sue caratteristiche, il Wing Chun è uno stile particolarmente adatto all'autodifesa femminile.

LO STUDIO DEL WING CHUN
NELLA NOSTRA SCUOLA

Il Wing Chun è uno stile che arriva subito al lavoro in coppia e si amplia gradualmente, per sei diversi livelli:

  1. Lop Sao, intercettazione della tecnica
  2. Chi Sao, controllo della tecnica
  3. Kou Sao, integrazione dei primi due livelli
  4. Nam (Chi) Sao, ovvero il Chi Sao applicato alle gambe
  5. Luk Sao, ovvero Chi Sao in movimento, con spostamenti abbinati a tecniche di braccia
  6. Lop Toi o Lop Choy è lo studio del Lop Sao applicato alle gambe

Le forme studiate sono tre:

  1. Siao Nium Tao o Sil Lim Tao
  2. Chum Kiu Shou o Chum Kai Shou
  3. Bul Jee

L’allenamento prevede anche il lavoro al manichino di legno (Mok Yang Chong), con la forma tradizionale Joan Sao.

Si esercitano tre combinazioni base e tre superiori, due combattimenti prestabiliti, uno a mano nuda (Kou Sao) ed uno con le armi.

Le armi del Wing Chun sono i coltelli a farfalla (Wu Dip Tao o Bart Chan Doa o Seon Diao/Tao), che si muovono secondo il Pe Saw/Tan Saw, ed il bastone lungo (Ta Kwan o Pa Kwa Kwan, lungo circa due metri e mezzo), che si muove ricordando il Bul Jee. Con il Ta Kwan si introducono nello studio dello stile anche altre posizioni.

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