KUNG FU TRADIZIONALE - WU SHU
due mondi completamente diversi

I nomi sono importanti. Bisogna quindi rimarcare ancora una volta che con la locuzione Kung Fu Wu Shu (= l’insieme degli stili di lotta tradizionali cinesi, v. terminologia) intendiamo qualcosa di molto diverso dal solo lemma Wu Shu.
Quest’ultimo è un'esibizione sportiva, simile alla ginnastica acrobatica, basata su una reinterpretazione in chiave moderna dei movimenti delle arti marziali tradizionali cinesi, eliminandone l'aspetto marziale e molti dei riferimenti simbolici e filosofici.
Il Wu Shu è stato codificato dall’ente sportivo governativo cinese intorno alla seconda metà del secolo scorso con il duplice scopo dichiarato di creare una moderna ginnastica, i cui fondamenti fossero comunque già radicati tra il popolo, per garantire un sano sviluppo dei giovani, e di promuovere una disciplina sportiva nazionale, conveniente anche all’Occidente, qualcosa di spettacolare da portare in gare agonistiche. In realtà, lo scopo vero era quello di soppiantare il Kung Fu tradizionale, poco controllabile e molto meno presentabile come semplice sport, con il Wu Shu; in tal modo il governo della Cina popolare ha inteso ereditare il prestigio leggendario dell’antica Arte marziale cinese, per diventare l’unica fonte di “ritorno d’immagine”, e quindi di guadagno commerciale, controllando così tutto il movimento mondiale, legato al Wu Shu moderno. Anche per questo motivo le autorità cinesi hanno voluto a tutti i costi che le Olimpiadi del 2008 si svolgessero a Pechino, per imporre, come disciplina candidata, il Sanda ( nome moderno del San Shou, la lotta antica cinese, anch’essa svuotata dell’aspetto marziale), che è la parte agonistica del Wu Shu.   
Inoltre, dopo il successo di immagine che ebbe partecipando, quale disciplina dimostrativa, ai Giochi Olimpici di Berlino del 1936, il Wu Shu si è ulteriormente modificato tecnicamente, amplificando le componenti coreografiche e piegandosi (purtoppo…) alle esigenze competitive ed esibizionistiche del mondo occidentale; oggi il Wu Shu è diventato uno sport internazionale, intorno al quale ruotano (e proliferano) molteplici federazioni, una disciplina del corpo sempre più strutturata per “piacere” e svuotata di significati ulteriori, se non sollecitare la voglia di agonismo/protagonismo della cosiddetta “modernità”. E questi sono esattamente i motivi per cui vogliamo tenerlo ben distinto dalla pratica tradizionale dell’ Arte.

Intanto, mentre il Wu Shu imperversava sulla ribalta internazionale, alla luce del palcoscenico mondiale, all’interno delle Scuole tradizionali o in segreto, nelle cantine delle case dei maestri, in Kwoon (=scuole, palestre) rimediate nei retrobottega, gli stili tradizionali continuavano la loro vera storia. Vietati nella Cina continentale perché legati ad una cultura considerata retrograda e perciò perseguitata, essi trovarono ospitalità e diffusione sotterranea soprattutto nell’isola di Taiwan e nel Sud-Est asiatico, e da qui si diffusero anche nell’Occidente. Negli ultimi anni, con il recupero della cultura tradizionale, nella Cina continentale è iniziata una sorta di marcia indietro, una rivalorizzazione, soprattutto a livello popolare, degli stili tradizionali, arti per lunghi anni ignorate quando non apertamente represse. Si è quindi incentivato lo studio di tali pratiche e la creazione di varie associazioni locali per lo studio e la diffusione degli stili antichi; i maestri, che non avevano mai smesso di praticare di nascosto, hanno potuto gradualmente insegnare alla luce del sole, riproponendo stili ed armi di cui si pensava fosse andata perduta la conoscenza. Tali maestri hanno così iniziato a trasmettere la tradizione anche a praticanti occidentali che non si accontentavano delle forme sportive moderne; in tal modo gli stili tradizionali cinesi (interni ed esterni, del Sud e del Nord) sono riusciti ad arrivare sino a noi, ai margini del vasto fenomeno spettacolare e commerciale del Wu Shu, con tutto il loro ricco e significativo bagaglio tecnico e culturale.

Nel Kung Fu tradizionale non era lo spettacolo il fine: ogni movimento aveva un preciso senso o pragmaticamente concreto, in termini di efficacia ed utilità nella lotta senza regole, o simbolicamente pregnante e rappresentativo, per indicare la Via spirituale scelta e rafforzare lo spirito nel percorrerla. Il Kung fu tradizionale è dunque un mondo a parte, che per sua natura e per i valori che lo contraddistinguono, rinnega la competizione e l’agonismo, fattori che limitano e condizionano il praticante ad una visione ristretta e ad una espressione angusta, di se stesso e del mondo che lo circonda. Lo scopo principale dell’Arte è quello di aprirci a nuove percezioni, e di possedere un mezzo capace di farci restare in contatto consapevole con noi stessi e con la realtà, evitando di soccombere alle difficoltà ed ai condizionamenti che la vita ci impone; è un percorso nato per proiettarsi anche e soprattutto nella vita quotidiana, nel comportamento, ed è quindi  ben lontano dall’unica finalità del “ring”…

L’Arte del Kung Fu abbraccia più campi ed è, prima di tutto, una disciplina di vita perché coinvolge il praticante non solo in palestra, ma lo accompagna anche durante la giornata, formando e correggendo il suo carattere, ispirando le sue azioni, abituandolo ad agire in determinati modi a seconda delle varie situazioni della vita, in armonia con tutto ciò che lo circonda, diventando abito mentale e comportamento (una “Via” in senso orientale! ). Bisogna infatti ricordare che il Kung Fu è nato proprio per aiutare l’uomo nel suo cammino attraverso la vita: non è solo una difesa personale, un’arte da combattimento, ma è profondamente legato alla filosofia ed alla medicina. Nei villaggi, anticamente, il maestro di Kung Fu, oltre a dover difendere se stesso e gli altri da eventuali aggressori, svolgeva le funzioni di educatore, uomo di scienza, saggio e medico. Egli era un profondo conoscitore dell’anatomia umana, nonché delle tecniche di prevenzione e guarigione quali la ginnastica interna, il massaggio, la digitopressione, l’agopuntura, la farmacopea ecc. Per quanto riguarda la filosofia, bisogna ricordare che dietro ogni azione, sia essa di combattimento o meno, vi è quasi sempre un principio simbolico o filosofico. I movimenti tecnici del Kung Fu si ispirano ad elementi naturali e ad animali, che rappresentavano degli emblemi culturali con una loro forza cogente, dei simboli/principi filosofici e religiosi da riattualizzare e rivivere nell’interiorizzazione della pratica.

La nostra scuola segue il Kung Fu tradizionale (Kung Fu Wu Shu) , non il Wu Shu.